Il nuovo numero de “Il Segno di Empoli” tra storia, memoria e il mistero del Volo del Ciuco: se fosse più antico?

4 Giugno 2026

È in distribuzione in questi giorni, nelle edicole e nelle case degli associati il
nuovo numero de Il Segno di Empoli, la storica rivista quadrimestrale della Pro
Loco Empoli APS che da quasi quarant’anni rappresenta uno dei più autorevoli
strumenti di divulgazione della storia, della cultura e delle tradizioni del
territorio empolese.
Il numero 130 dell’anno 2026 si presenta particolarmente ricco di contributi e
offre ai lettori un viaggio attraverso episodi poco conosciuti della storia locale,
documenti ritrovati, figure dimenticate e nuove interpretazioni di tradizioni che
sembravano ormai consegnate definitivamente alla memoria collettiva.
Tra gli articoli di maggiore interesse spicca il reportage dedicato a Monterappoli
firmato da Paolo Grilli, un percorso tra storia, paesaggio e identità di uno dei
borghi più caratteristici e anche importanti dal punto di vista storico-politico del
territorio empolese. Un lavoro che restituisce al lettore la complessità di una
comunità che conserva ancora oggi tracce evidenti del proprio passato
medievale.
Di grande fascino è anche il contributo di Emilio Chiorazzo dedicato al
ritrovamento a Empoli di un archivio legato alla regina Cristina di Svezia, una
scoperta che collega la città a vicende di respiro europeo e che dimostra come
gli archivi locali possano ancora custodire tesori inattesi capaci di riscrivere
pagine di storia.
Non meno significativo l'articolo di Enrico Tofanelli dedicato a un beato ormai
quasi dimenticato dalla memoria cittadina, una figura che torna a emergere
dalle pieghe del tempo grazie a un accurato lavoro di ricerca storica e
documentaria. Si tratta del Beato Bartolomeo Magi (noto anche come
Bartolomeo d’Anghiari), un uomo che scelse la via dell’ascesi e che ha unito
indissolubilmente la nostra Empoli alla splendida terra d’Anghiari.
Ma è forse l’articolo della presidente della Pro Loco, Rossana Ragionieri, a
offrire la suggestione più sorprendente e destinata a suscitare dibattito tra
studiosi e appassionati delle tradizioni empolesi.
E se il Volo del Ciuco fosse più antico di quanto abbiamo sempre
creduto?
Il titolo stesso dell’articolo – “E se il volo fosse più antico?” – introduce una
questione che potrebbe modificare in modo significativo la cronologia di una
delle tradizioni più celebri e identitarie di Empoli.

Da secoli il Volo del Ciuco rappresenta uno dei simboli della città. Entrato nella
leggenda popolare e poi rievocato in numerose manifestazioni storiche, il suo
significato è stato spesso collegato alle rivalità medievali tra Empoli e San
Miniato e alle vicende della Compagnia di Sant’Andrea.
Rossana Ragionieri parte però da una riflessione più ampia, inserendo il volo
dell’asino nel contesto dei rituali medievali di derisione e di celebrazione della
vittoria. Nelle società comunali del Medioevo, spiega, l’asino possedeva una
forte valenza simbolica: rappresentava l’opposto del cavallo, animale della
nobiltà e della guerra, e veniva utilizzato per umiliare il nemico sconfitto.
L’animale diventava così protagonista di cerimonie pubbliche, cavalcate alla
rovescia, corse e rappresentazioni che trasformavano la vittoria militare in uno
spettacolo collettivo di scherno. Un autentico “mondo alla rovescia” tipico della
cultura carnevalesca medievale.
Finora la tradizione del Volo del Ciuco è stata generalmente collegata al XIV
secolo. Un documento relativo alla fondazione della Compagnia di Sant’Andrea,
nel 1340, ricorda infatti la decisione di “far volare un asino dal campanile”,
come dimostrazione pubblica della superiorità dei vincitori sui vinti.
Ma l’articolo propone una pista ancora più antica.
La chiave della ricerca si trova in un curioso testo pubblicato nel 1842 da
Emilio Bardini, sacerdote, letterato e autore di lunari popolari.
Nel suo Lunario Empolese, Bardini dedica alcune sestine proprio al Volo del
Ciuco. Pur dichiarando di non aver trovato prove definitive sull’origine della
manifestazione, mostra scetticismo verso la tradizione che la collega
esclusivamente alla conquista di San Miniato e avanza un’ipotesi diversa.
Secondo Bardini, infatti, il volo potrebbe avere radici ancora più remote e
risalire addirittura al 1260, anno del celebre Parlamento di Empoli.
Bardini immagina che proprio in quel clima di vittoria ghibellina e di tensione
politica possa essere nata una manifestazione simbolica come il Volo del Ciuco:
una forma di propaganda popolare, una rappresentazione pubblica della
supremazia dei vincitori e, allo stesso tempo, una beffa nei confronti degli
sconfitti.
Rossana Ragionieri non presenta la sua tesi come una certezza, ma come una
pista di ricerca. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante del suo
contributo.